Da vedere a Santhià

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Tra le principali attrattive turistiche di Santhià ricordiamo:
  • La Chiesa parrocchiale (Insigne Collegiata di Sant’Agata), con l’annessa Cripta romanica di Santo Stefano
  • La Chiesa della Santissima Trinità e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo
  • Le Chiese di San Rocco, della Madonna della Travata e di San Grato
  • La Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea
  • Il Castello di Vettignè
  • La Stazione Idrometrica di Santhià.

 

La Chiesa parrocchiale della Insigne Collegiata di Sant’Agata e di San Giorgio

(tratto dal sito della Parrocchia di Santhià) Il toponimo deriva dal medievale Sancta Agatha, martire cristiana, a cui, per volere della regina Teodolinda, fu dedicata la chiesa plebana; con questo nome Santhià viene chiamata già prima del X secolo. Nella centrale piazza Roma si trova il Palazzo Municipale, neoclassico, a tre ordini, di cui i superiori sono scanditi da lesene scanalate con capitello ionico. Sul lato destro della piazza sorge la parrocchiale di S. Agata, fondata nel X secolo come Collegiata dei Canonici. La Collegiata, fiorente nel X - XI secolo, verso la fine del XII pare in piena crisi, nonostante le donazioni del vescovo Uguccione; tuttavia seppe resistere nei secoli e fu soppressa solo in età napoleonica, nel 1806; ricostituita nel 1829, fu definitivamente soppressa nel 1855. L'edificio, romanico, fu ricostruito dapprima nel XVI secolo e poi nelle attuali forme neoclassiche nel 1836 da Giuseppe Talucchi. La facciata è preceduta da un vasto pronao neoclassico, affrescato da Luigi Hartman con scene religiose. L'interno è diviso in tre navate da due grandi colonnati; la volta presenta la Gloria di Sant'Agata, affresco di P.E. Morgari (1862); le pareti sono affrescate dall'Hartman e dal Costa. Nella navata sinistra, la terza cappella custodisce un pregevole Polittico di Gerolamo Giovenone (1531), diviso in dieci tavole che rappresentano i santi titolari degli antichi canonicali e benefici parrocchiali. In alto, S. Lucia, S.Stefano, S. Agata, S. Eusebio, S. Caterina (trafugato); in basso, S. Rocco, S. Michele, la Madonna col Bambino, S. Giovanni Battista e S. Sebastiano. Di buona fattura ottocentesca è la statua di Sant'Agata di Vincenzo Giani (1861); l'organo, anch'esso del 1861, è opera dei fratelli Serassi di Bergamo. In sacrestia sono conservati splendidi armadi scolpiti. Sotto il presbiterio si scende nella cripta di Santo Stefan, che è quanto resta dell'antica chiesa romanica. L'ambiente, spoglio e severo, è databile al secondo quarto del XII secolo. Nell'ala sinistra si trova il Battistero, a pianta quadrata, dipinto nel 1898 dal Bonelli. Il campanile risale al periodo tardoromanico (XII secolo) e i resti delle antiche mura merlate del claustro canonicale, realizzate con pietra di fiume, con tracce di decorazioni floreali.   

 
Collegiata di Sant'Agata    Polittico di Gerolamo Giovenone (1531)  

 

Chiesa della Santissima Trinità e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo

In pieno centro storico, la chiesa vanta un pregevole campanile barocco e conserva un altare ligneo con alzata scolpita e dorata attribuibile ad intagliatori biellesi (databile alla fine del XVII secolo). La composizione racchiude una pala di scuola vercellese del XVI secolo raffigurante la S.S. Trinità e gli apostoli Pietro e Paolo.

 

Chiesa di San Rocco, Chiesa della Madonna della Travata e Chiesa di San Grato

La Chiesa di San Rocco, che rappresentava il ritrovo per gli abitanti delle frazioni Bosafarinera e Romperone, sorge sulla strada verso San Germano, sulla Via Francigena. La Chiesa della Madonna della Travata sorge in aperta campagna, verso Tronzano, ed è decorata da antichi affreschi. L'antica chiesetta di San Grato, ora sconsacrata, sorge lungo corso Sant'Ignazio da Santhià, accanto alla medesima sorgono la nuova chiesa, in stile moderno e l'oratorio di San Grato. 

 

Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea

La Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea ha sede nell’Auditorium S. Francesco, già chiesa del convento dei frati minori di S. Francesco e poi corsia dell’Ospedale S. Salvatore. La galleria ospita oltre duecento opere, frutto delle susseguenti edizioni della Mostra Nazionale di Pittura Contemporanea che assegna dal 1964 il prestigioso premio nazionale “Gaudenzio Ferrari”.

 

Castello di Vettignè

Il Castello di Vettignè è un antico edificio di origine medievale del Vercellese, situato nell’omonima frazione di Santhià. A partire dagli anni sessanta del Novecento il castello, a seguito dello spopolamento della frazione Vettignè, versa in uno stato di abbandono pressoché totale. Il toponimo Vettignè dariva dal “vectigal”, che era il dazio che si pagava per ottenere il diritto di passaggio dal borgo, che all’epoca era il crocevia tra la Via Svizzera e la Via Francigena.Il castello fu a lungo di proprietà della nobile famiglia dei Dal Pozzo e passò al ramo Savoia-Aosta in seguito al matrimonio di Maria Vittoria Carlotta, l’ultima erede dei “Principi della Cisterna”, con il principe Amedeo, duca d’Aosta e re di Spagna. Il nucleo castellato fu edificato, forse su una struttura più antica, nel XV secolo. È interamente circondato da merli a coda di rondine, sorretti da lunghi beccatelli adornati da una fascia decorativa. La torre cilindrica, di altezza notevole, ricorda da vicino quella del castello di San Genuario, a Crescentino. Tra il ‘500 ed il ‘600 furono costruite le abitazioni, i magazzini e la casa padronale che andarono a chiudere la corte centrale.Stando alla leggenda il sanguinario capitano di ventura Bonifazio detto Facino Cane, che le fonti più attendibili ritengono nato a Casale Monferrato, sarebbe invece originario di Vettignè; proprio per questo il borgo di Vettignè e la stessa Santhià sarebbero stati gli unici centri della zona ad essere risparmiati dalla furia del condottiero.

Castello di Vettignè

 

Stazione Idrometrica di Santhià

(tratto da Ovest Sesia – Vercelli) La Stazione idrometrica sorge in periferia dell’abitato di Santhià, vicino all’intersezione tra il Naviglio d’Ivrea e la strada per Tronzano, in un’area a ridosso del Naviglio di Ivrea. Le vicende della Stazione Idrometrica di Santhià rivestono un interesse notevole per la storia delle scienze idrauliche, in particolare dell'idrometria, poiché riflettono le vicissitudini dell'irrigazione nei territori piemontesi e lombardi, interessati dalla rete dei Canali Cavour.Quando venne portata a termine quella colossale opera idraulica che è il Canale Cavour, si presentò l'esigenza di controllare le grandi portate d'acqua fornite per l'irrigazione con criteri fondati su leggi teoriche e sperimentalmente riconosciute esatte. La soluzione a tali problematiche fu il progetto della Stazione Idrometrica, compilato per incarico della “Commissione Canali Cavour”; il progetto, che preventivava 300.000 lire di spesa, fu approvato il 14 agosto 1866 dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.Il complesso della Stazione sperimentale è un vero e proprio laboratorio, composto da un sistema di vasche e salti idraulici che riproducono esattamente le caratteristiche del Canale Cavour. A dominio della vasta area occupata dalle vasche di sperimentazione si trova la Palazzina degli uffici. Le attività di sperimentazione cessarono nel 1922 e attualmente il complesso è in consegna alla Coutenza Canali Cavour, costituita dalle Associazioni d’Irrigazione Ovest Sesia di Vercelli ed Est Sesia di Novara

Stazione idrometrica di Santhia